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I Moti del 1848 in Sicilia
Autore: Staff Viscarani
Data: Sab 26 Dic, 2009 12:58
Categoria: Il professor Gaetano Masaracchio racconta
Tipo: Racconto

Autore: Gaetano Masaracchio
 
Titolo Articolo: I Moti del 1848 in Sicilia
Descrizione: La guerra dei Siciliani contro i Borboni
A seguito di una mia personale ricerca ho letto pagine interessanti sui moti rivoluzionari in Sicilia nel 1848, ho ritenuto scrivere questo racconto nella speranza che il lettore gradisca anche in funzione di maggiori notizie diverse da quelle lette sui tradizionali libri di storia.
A tutti auguro buone feste e buona lettura.

Gaetano Masaracchio

I Moti del 1848 in Sicilia


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La guerra dei Siciliani contro i Borboni


Nel 1815 dopo la caduta di Napoleone, dal Congresso di Vienna il potere delle monarchie europee esce più forte e radicato negli stati divisi governati secondo le regole di una costituzione illiberale. Vige un controllo incondizionato dei territori nazionali divisi in piccoli stati sotto il dominio di veri imperi e soprattutto in Italia.
La Sicilia più di tutti pagò il prezzo di un ordine monarchico costruito su misura per i regnanti stranieri nel territorio Italiano. Nei paesi e nelle città siciliane serpeggiava il malumore nella borghesia e tra la gente più umile. Un governo poliziesco che faceva sentire il peso di un potere assoluto nei settori dell’economia e tra la gente, creava disagi sociali in tutte le categorie.
I liberali e i repubblicani democratici aderivano in massa alle organizzazioni dei carbonari che preparavano la rivoluzione contro lo stato borbonico. Nacque quindi l’esigenza di ribellarsi contro il re Ferdinando Secondo di Napoli e dare vita ad una Sicilia libera e indipendente. Tuttavia tra le varie componenti dei carbonari siciliani il modello di stato libero era completamente diverso. Da una parte i liberali che propugnavano lo Stato Monarchico, governato dai Savoia con costituzione liberale e democratica e dall’altra i repubblicani per una repubblica divisa in regioni. Tra questi c’era l’ala estrema dei democratici. In Sicilia il gruppo dei repubblicani guidati da Pasquale Calvi lottava per libertà e l’indipendenza della patria in una Europa Unita, ma federata. I Democratici di Calvi preparavano la rivoluzione contro per una Sicilia che fosse uno Stato libero e indipendente federato nell’Italia Unita e repubblicana. Tra i democratici il Niscemese Tommaso Masaracchio, fratello del mio Bis nonno Gioacchino, si distinse per il ruolo di primaria importanza che egli stesso ebbe tra i rivoluzionari prima, durante e dopo le 15 gloriose giornate di Palermo nel 1848.
Partecipò attivamente ad ogni attività rivoluzionaria sin dall’inizio, quando già nel 1847 nei circoli liberali si dibatteva la questione del Sud, dell’Italia e dell’Europa.
La Sicilia era una polveriera che da un momento all’altro doveva esplodere contro il Re Ferdinando, in tutte le città dell’isola si formarono i comitati rivoluzionari e sin dal 1847 preparavano la sommossa popolare. Vi fecero parte liberali di tutte le tendenze, repubblicani, democratici e nobili della borghesia ormai esausti per lo strapotere dello stato poliziesco napoletano. I motivi che convinsero ogni ceto del popolo siciliano stavano tutti nella differenza tra Sicilia e Calabria nei confronti delle restanti regioni dello Stato napoletano. Un divario non indifferente divideva la Sicilia dal resto del Regno e già sin da allora la questione meridionale nel Sud d’Europa era un problema tutto da affrontare e da risolvere. Uomini come Crispi, Ruggero Settimo, La Farina, La Masa, Pasquale Calvi, Tommaso Masaracchio e tanti altri patrioti siciliani per anni dibatterono la problematica della Sicilia rimasta ai margini dello Stato Borbonico.
Un dibattito estenuante che metteva in pericolo l’unità dei circoli rivoluzionari , ma che davanti al bisogno estremo di sconfiggere la tirannia borbonica alla fine cessò e si trovò l’accordo.
Fu così che i rivoluzionari della nostra Sicilia preannunciarono la rivolta fissando luogo e data ed emettendo un manifesto fatto circolare tra la gente di Sicilia. Fu scritto un proclama storico che diede inizio alle ostilità:
“Siciliani il tempo delle preghiere inutilmente passò. Inutili le proteste, le suppliche, le pacifiche dimostrazioni, Ferdinando il tutto ha disprezzato; e noi, popolo libero, ridotto nelle catene e nella miseria, tarderemo ancora a riconquistare i nostri legittimi diritti? All’armi, figli di Sicilia, All’armi! La forza di tutti e onnipossente : l’unione dei popoli è la caduta del re. Il giorno 12 gennaio, all’alba, comincerà l’epoca gloriosa dell’universale rigenerazione. Palermo accoglierà con trasporto quanti siciliani armati si presenteranno al sostegno della causa comune, a stabilire riforme e istituzioni analoghe al progresso del secolo, volute dall’Europa, dall’Italia e da Pio IX. Unione, ordine, subordinazione ai capi, rispetto a tutte le proprietà; il furto sia dichiarato tradimento della Patria e, come tale, punito. Chi mancherà di mezzi ne sarà provveduto. Con questi principi il Cielo asseconderà la giustissima impresa. Siciliani, all’armi!”
Una curiosità, il 12 gennaio era giorno del compleanno del re Ferdinando, e i rivoluzionari scelsero quella data per rovinargli la festa.
Con questo manifesto la Sicilia intera si preparò alla rivolta e dopo accesi comizi nelle piazze ci furono le prime scaramucce a Palermo. La polizia affrontò i rivoltosi che via… via divennero più numerosi e armati con ogni mezzo. In ogni angolo della città le barricate impedivano l’avanzata dei Borboni. Parlarono ai rivoltosi La Masa, Rosolino Pilo, Crispi, Ruggero Settimo e Tommaso Masaracchio i quali arringavano i loro discorsi contro lo Stato napoletano. Dopo un caloroso appello e un discorso tra la gente in rivolta in piazza alla Fiera Vecchia (quartiere Vucceria) partirono le fucilate e iniziarono le gloriose giornate di Palermo del risorgimento. Furono 15 giorni di accanite battaglie nelle strade e nelle piazze. Alla notizia dei moti di Palermo si mossero altre città dell’Isola e così fu Salemi, Messina e nelle altre città della Sicilia scoppiarono le sommosse che in poco meno di due settimane sconfissero il Re Ferdinando.
Fu la prima vera rivolta del risorgimento e non solo in Italia ma in Europa, dopo si ribellarono Milano, Venezia, e le Regioni del centro Nord Italiano. Infatti la rpima pagina del risorgimento Italiano fu scritta dai Siciliani proprio il 12 gennaio 1848.
Nel marzo 1848 in una storica seduta del Parlamento Siciliano fu pronunciato il discorso che sanciva la caduta del re di Napoli e la Sicilia fu proclamata Stato Indipendente senza re e senza controlli da altri stati monarchici. Scrivo questo racconto con tanta emozione perché uno dei protagonisti apparteneva alla famiglia Masaracchio, un mio strettissimo parente che gli storici hanno ignorato così come lo furono tutti coloro che fecero parte del gruppo Calvi, i repubblicani di sinistra e cioè i democratici che per primi spararono per le vie di Palermo.
Dopo nel 1849 la Sicilia fu nuovamente occupata dai Borboni e gli eroi della Sicilia furono condannati all’esilio. Tramontò per sempre il sogno di una Sicilia libera, repubblicana federata tra gli stati uniti d’Europa. Questo era il sogno dei democratici capeggiati dal messinese Pasquale Calvi , che fu considerato come il teorico di una società di uomini liberi ed uguali. Calvi e i democratici repubblicani del 1848 dichiaravano che qualsiasi riforma in un stato libero e indipendente sarebbe stata vana in una società priva di una sana socializzazione della terra e dei mezzi di produzione. Le tesi dei democratici contrastavano con quelle dei Mazziniani, dei liberali e dei monarchici. Fu così che il dibattito accesso e appassionato si prolungò per diversi anni anche in esilio, a Malta, in cui si rifugiarono i capi della rivolta del 1848 fino alla vigilia dello sbarco di Graibaldi a Marsala nel 1860.

Gaetano Masaracchio
 
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